Casella di testo: Diritto di parola
Casella di testo: 27 GENNAIO
UN GIORNO PER FERMARSI A RIFLETTERE
Casella di testo: Diritto di Parola
Casella di testo: Esercitare il diritto di parola è prassi nel quotidiano di ciascuno di noi: discorriamo di tutto, critichiamo tanto, spettegoliamo a più non posso, ma soprattutto, diamo voce a pensieri e conoscenze, li condividiamo con chi ci piace , comunicando riflessioni, notizie gioie, emozioni, impressioni, sospetti, paure, in libertà totale. E’ il più grande esercizio di democrazia che si possa auspicare per chi, come noi, si sente (ed è) cittadino :del suo paese, come dell’Europa e del mondo intero,in una logica di globalizzazione che ne rifugge gli stereotipi deteriori dell’ omologazione di massa, per riscoprire il valore profondo dell’ appartenenza ad una comunità responsabile, che progetta, che opera per il raggiungimento di finalità ed obiettivi comuni a tutti i suoi componenti. Riconoscersi portatori del diritto di parola è un dono; esso scaturisce direttamente dalla Costituzione Italiana (art.21) ed è stato sancito esplicitamente dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art.19) ben 60 anni fa ma, come ogni dono ( prezioso oltre che per il valore intrinseco, per il fatto di essere costato molto in termini di sangue sparso, di perdite di vite umane, di lotte di liberazione, di opposizione accanita contro le dittature ed i bavagli posti alle opposizioni) va rispettato nella sua dignità e nei valori che rappresenta. Eppure oggi pare acclarata l’idea che diritto di parola equivalga a… diritto di parolaccia, al diritto di sparlare, di straparlare…e così, mentre il gossip impazza;la principale moda nazionale sembra essere diventato il pensiero urlato (nelle famiglie come nei talk show, nei corridoi della scuola come nelle riunioni politiche o nelle assemblee sindacali) .Spesso il rumore impedisce la comprensione del senso della parola ,la comunicazione si inceppa e scatta l’incomprensione, il sospetto su ciò che non si è capito bene e la conflittualità, sempre dietro l’angolo, avanza a grandi passi Casella di testo: ad avvelenarci l’esistenza. A quale parola allora si riferisce il diritto connesso? A quella serena, corretta nella forma e nell’intenzione di comunicare un pensiero chiaro, leale nel riconoscimento del diritto di replica, a quella che è frutto di riflessione, che apre agli altri un po’ della mia mente e della mia anima, che mi mette in relazione con l’interlocutore, che comunica fatti, date, personaggi, senza tralasciare le emozioni, concedendo al messaggio quel tanto di me che valga ad agganciare l’umanità dell’interlocutore, con cui condividere un pensiero, una notizia, una riflessione,nella logica dell’appartenenza ad un’ unica, immensa, infinità comunità di valori e di sentimenti. 
Bene, ragazzi, se ritenete di volere esercitare il vostro diritto di parola ,fate gruppo assieme a noi, parlate a chi volete attraverso le pagine di questo giornale : è il vostro spazio di espressione privilegiato, attraverso il quale potrete affrontare temi e problemi tanto interni quanto esterni alla scuola, nel convincimento che la scuola non è che uno spaccato della vita , è una parte importante del vostro quotidiano e bisogna renderla ogni giorno migliore, per garantirvi un sereno esercizio di cittadinanza.              
		 La Redazione

Casella di testo: La medesima aula che aveva visto nel 1938 i parlamentari fascisti votare all’unanimità l’introduzione delle Leggi razziali contro gli ebrei, ha assistito sessantadue anni più tardi a una nuova votazione unanime. Il 28 marzo 2000 il Parlamento italiano votava, infatti, la definitiva approvazione della legge che riconosce il 27 gennaio “Giorno della Memoria” della Shoah. Ma perché è importante ricordare? 
Ricordare che durante la Seconda Guerra Mondiale e negli anni immediatamente precedenti circa sei milioni di ebrei sono stati uccisi, presuppone innanzitutto la conoscenza dei fatti storici, e questo è già positivo. Ricordare significa però molto più che conoscere. Vuol dire pensare, riflettere su un avvenimento. Vuol dire potersi domandare: ”Come è stato possibile?”. Vuol dire provare a darsi delle risposte. 
Tutto cominciò nel 1933 quando Adolf Hitler fu nominato capo del governo tedesco. Egli era il leader del partito nazional-socialista (conosciuto come nazista o NSDAP), nato pochi anni prima in una Germania distrutta dal primo conflitto mondiale, da cui era uscita sconfitta e impoverita. La scalata al potere di Hitler cominciò in questa situazione di crisi. I cittadini tedeschi videro in lui e nelle sue promesse di creare una nuova potenza tedesca una speranza, la possibilità concreta di un miglioramento della loro situazione e Casella di testo: aderirono perciò in massa al partito. 
Ma, una volta al governo, Hitler cancellò in breve tempo ogni traccia di democrazia istituendo un vero e proprio regime totalitario: tutti i partiti al di fuori del suo NSDAP furono dichiarati illegali e sciolti e i sindacati vennero aboliti. Faceva parte della sua ideologia anche una concezione della vita come lotta per la sopravvivenza, nella quale i forti vincono e i deboli soccombono. Credeva nella superiorità della “razza” bianca, in particolare di quella ariana. Hitler portò avanti, quindi, un programma di eliminazione di quelli che lui definiva i “nemici del Reich”, ossia le “razze inferiori”, facendo approvare delle leggi razziali tramite le quali veniva fatta una distinzione tra popolazione ariana e non. 
Due anni più tardi, nel 1935, le Leggi di Norimberga vietarono i matrimoni misti e nel 1941 gli ebrei furono costretti a portare sul petto la “stella di David” gialla, simbolo della loro diversità. Dopo una prima fase che può essere definita di “eliminazione a mezzo decreto”, inizia la concentrazione della popolazione ebraica nei ghetti delle grandi città.  A partire dal 1939 gli ebrei furono costretti ad abbandonare le loro abitazioni e a vivere segregati e controllati dalla Gestapo (la polizia politica del regime).Furono organizzate in questo periodo le prime uccisioni. Vennero create le prime camere a gas sperimentali all’interno di furgoni, mentre nei territori dell’Europa est conquistati dal Reich (soprattutto in Polonia) continuava la costruzione dei campi di concentramento e di sterminio, in previsione dell’attuazione della “soluzione finale”, ossia della definitiva uccisione in massa degli ebrei. 
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Casella di testo: Periodico dell’ Istituto Giordani di Caserta
Casella di testo: Giovedì 5 Febbraio 2009
Casella di testo: Numero 1  
Casella di testo: Giovedì 5 Febbraio 2009