Casella di testo: Mentre in Italia si celebrava la festa dei lavoratori, in Florida un bambino di 4 anni, Francesco Pio combatteva contro la tetraparesi spastica, una malattia che già aveva dalla nascita.
Sembrava che ci fosse una speranza di guarigione; infatti il piccolo Francesco Pio aveva gia incominciato a dire “mamma” e “papà” e a fare i primi passi.  Venerdi primo maggio, però, Francesco entrò nella camera iperbarica dell’ ospedale Jackson Memorial Hospital di Miami, con la nonna Enza. 
Sembrava tutto tranquillo come al solito, quando all’ improvviso la camera iperbarica fu avvolta dalle fiamme. Francesco Pio fu estratto vivo  dalla camera benché avesse  il 90% del corpo ustionato, mentre sfortunatamente con la nonna il destino è stato ancora più crudele, perché ha perso la vita in ospedale dopo ore di atroci sofferenze. 
La madre Katia è restata a casa a San Felice a Cancello, per dare alla luce  un altro bambino, mentre il padre Luigi, saputo dell’accaduto, insieme a due zie è partito per  la Florida. 
Ora l’ intero paese di San Felice a Cancello in provincia di Caserta, è stretto con dolore e speranza alla famiglia Martinisi per sostenerla sia moralmenCasella di testo: te che economicamente.
Pare che  la situazione per il piccolo Francesco Pio si aggravi sempre di più, ma i dottori dicono che è un bambino forte e si nutrono forti speranze che possa superare il rischio di  infezioni, benché le sue difese immunitarie siano bassissime.
Tutti gli abitanti di San Felice a Cancello sono in trepidazione e contano di riabbracciare  al più presto il piccolo, di cui si sentono un po’ tutti parenti, fratelli, cugini, zii, nonni. 
E’ costato molto farlo andare a curarsi in America per sottoporsi ad una terapia che in Italia è vietata perché altamente pericolosa, come i fatti hanno purtroppo confermato, ma si sa che si farebbe qualunque cosa per dare la salute ad un bimbo dolcissimo ….
		
		Pasquale Magliulo, Giovanni Morgillo

Un paese intero per Francesco Pio

Casella di testo: Il rap è in costante diffusione in Italia e, a differenza di altri generi musicali, è molto diretto e vicino alle mentalità adolescenziali. Sicuramente il rap può essere cantato in vari dialetti e il più famoso e seguito nel sud-Italia, sia per la bravura dei cantanti che per le storie che narrano nelle loro rime, è quello napoletano. L’ambiente underground di Napoli è nato quasi contemporaneamente a quello italiano. Nei primi anni novanta si sentirono i primi free-style in napoletano, che riscossero però un successo nettamente minore rispetto al genere neomelodico partenopeo. Nell’ultimo decennio il rap napoletano ha affascinato tantissimi giovani; le storie di camorra, la malavita di Napoli,le sofferenze e gli ostacoli che ti segnano e che incontri solo nel napoletano, sono le tematiche che hanno fatto diffondere questo genere musicale. Ogni adolescente nel napoletano vive gli effetti negativi della camorra, e quindi si sente protagonista di canzoni scritte per la maggior parte da rapper che non danno tanta importanza alle tecniche, ma all’intensità dei sentimenti che intendono trasmettere. I rapper partenopei che stanno riscuotendo un maggior successo in questo periodo sono sicuramente i “Co’sang’”, due cantanti: Luca e Antonio, di Marianella, un quartiere della zona nord di Napoli. A differenza della maggior parte dei rapper napoletani, loro stanno avendo successo non solo in Campania, ma in tutta la penisola, scrivendo singoli con rapper al livello dei “Club D.O.G.O.”, di “Marracash”, “Lucariell’” e “Inoki”. Molto vicini ai “Co’sang’” e parecchio famosi nell’ambiente campano sono anche i “Fuossera”, di Piscinola, un altro quartiere che si trova a nord di Napoli, amici dei “Co’sang’”, con cui hanno scritto molti bei singoli. Di tutt’altro stile, a mio parere, è ClementiCasella di testo: no, cantante originario di una frazione di Nola. Clementino, oltre a essere un vero intrattenitore per i numerosi fans che lo seguono nelle varie serate ormai in tutta Italia, è un vero talento nell'improvvisazione di freestyle, sia in italiano che in napoletano. Non disdegna infatti il suo dialetto nemmeno nelle sue canzoni, mostrando poco interesse per le numerose critiche fatte da altri rapper per l'uso eccessivo del napoletano. Infatti, non solo è amante del teatro e della tradizionale canzone napoletana, ma prende continue ispirazioni da queste altre forme d'arte per la propria musica. Il rap napoletano è comunque uno dei pochi mezzi utilizzati non solo per intrattenere, ma soprattutto per denunciare il sistema camorristico campano, e per dar forza ai più giovani che si trovano a vivere in  un ambiente che può rovinare loro un futuro che tutti abbiamo diritto di avere.
			Vincenzo Santonastaso
Casella di testo: Il rap Napoletano: la malavita cantata in rime
Casella di testo: Pagina 5
Casella di testo: Numero 3
Casella di testo:  15 maggio 2009

 

Filo di ferro per gli amici

                                       di Nando Taccogna

 

Conoscete una ragazza con la pelle di lamiera

Filo di ferro per gli amici

una vita come una cerniera aperta

braccia esili e bucate,

bisturi per unghie e capelli a spago

lunghi, lunghi come i fremiti del gelo,

occhi verdi come le colline della sua terra

e torbide strade a solcarle il viso

aprono porte ad uomini indifferenti

come impavida la sua vita è.

 

Questo ricordo dei suoi giorni per strada

altro non so e non vorrei dirvi mai

accartocciata nei suoi pensieri

come un cartellone pubblicitario al neon

cambiava faccia ogni sera

ore sbronze passate in compagnia

di amici dalla pelle di montone,

nessun latte avrebbe potuto aiutarla

eppure Filo di ferro a suo modo sapeva amare

come la luna tormenta il mare con le maree.

 

Poi tutto è finito perché Orecchi di cane

le ha strappato il sorriso, sarà che non bussa

mai in tempo la morte ti lacera la pelle

come solo i suoi morsi sanno fare,

Filo di ferro non avrebbe voluto andarsene mai

come una bambina ha ceduto di nuovo

al primo bastardo che le ha teso un inganno

e dire che non sapeva neppure baciare...

suo padre l'ha raccolta per strada

fra i cartoni impregnati del suo muto dolore.  

 

 

 

Blog dell’autore:

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