Casella di testo: Da qualche mese, c’è una nuova libreria a Caserta, la Libreria Feltrinelli, in una delle principali arterie della cittadina, Corso Trieste. Oltrepassato l’ingresso, notiamo subito un ambiente gradevole e accogliente. Ci muoviamo tranquillamente tra gli scaffali ben ordinati ed accessibili. Nell’attesa del Direttore, non resistiamo alla tentazione di dare uno sguardo a qualche libro e, guardandoci intorno, osserviamo la riservatezza e la discrezione delle persone che, come noi, stanno curiosando tra gli scaffali. Apriamo un libro, leggiamo la trama e poi, alzando ancora una volta lo sguardo, notiamo la pressoché totale assenza di sguardi infastiditi o critici.
Ci raggiunge il Direttore, Savio Ramires. Con  lui ci accomodiamo in un angolo tranquillo della Libreria e cominciamo una tranquilla chiacchierata.
Per iniziare, può spiegarci come mai ha pensato di aprire una Libreria Feltrinelli proprio a Caserta?
Vedete, il luogo d’apertura di una Libreria Feltrinelli non lo sceglie il privato. E’ invece la sede centrale, situata a Milano, che gestisce l’apertura dei vari punti vendita, con l’obiettivo di diramarsi nelle varie città d’Italia e di coinvolgere il maggior numero di persone nella lettura.
Va bene. Allora, considerato che la sede centrale ha deciso di aprire una Libreria Feltrinelli proprio a Caserta, come ha reagito a questa proposta?
Effettivamente, essendo di Napoli, non conoscevo bene la situazione del Casertano e, nello specifico, di Caserta. E poi, in tutta sincerità, stando alle notizie di cronaca malavitosa veicolate dai mass-media, non nego di avere avuto più di una perplessità. Alla fine, ho però deciso  di accettare l’incarico e, diversamente da quanto mi aspettavo, ho realizzato che la realtà casertana –quella, almeno, che ha cominciato a frequentare la libreria- è di un livello medio-alto sia in ambito sociale che culturale.
Può dirci a quali tipologie appartengono i libri maggiormente richiesti dai lettori?
Una buona fetta dei nostri lettori acquista testi di “spessore”, come romanzi e saggi. Altri testi molto richiesti sono novità e cosiddetti “long seller”.
Si parla spesso degli italiani che non leggono e dei giovani che, per colpe proprie, della famiglia, della Scuola, non hanno un buon rapporto con i libri e la lettura. Per invogliare una persona –soprattutto un giovane- alla lettura, che libro consiglierebbe?
Casella di testo: Ad una persona che non ha mai letto un libro, o quasi, consiglierei qualcosa di facile lettura come i romanzi popolari o i testi di attualità, con l’obiettivo di far nascere gradualmente una passione per la lettura.
Secondo lei, dopo essersi avvicinati al libro, come può svilupparsi la passione per la lettura?
La passione per la lettura nasce e si sviluppa in maniera assolutamente spontanea. Non ci sono ricette. L’importante è che il lettore faccia una scelta personale, sia per quanto riguarda il libro, optando per qualcosa che sia in grado di catturare il suo più vivo interesse, sia per quanto riguarda la quantità di lettura da realizzare in una giornata. Insomma la lettura, per trasformarsi in una passione,  deve essere sempre un piacere e mai un obbligo.
Parliamo un po’ della Libreria. Com’è strutturata?
Come potete vedere, siamo disposti su una superficie di circa 200mq e mettiamo a disposizione del cliente, per il momento, 21.000 titoli. Ci sono reparti dedicati ai romanzi, ai saggi, ai testi di musica, ai libri per bambini. La Feltrinelli offre, inoltre, anche la possibilità di scegliere un libro, sedersi, e cominciare a leggerlo,  in modo da capire, prima dell’acquisto, se è interessante e merita di essere acquistato.
 Quali sono le prospettiva future?
Un mio obbiettivo  è quello di raddoppiare lo spazio espositivo. Questo grazie alla possibilità di sfruttare il piano sottostante la Libreria, che risulta pressappoco delle stesse dimensioni. In tal modo, si arriverebbe a poter disporre di una superficie totale di circa 400 mq.
Come intende organizzare questo piano inferiore? E quando?
Per veder realizzato il piano inferiore, ci vorrà almeno qualche mese. Proverò a creare uno spazio per poter organizzare delle presentazioni ed uno dedicato invece ai bambini. Perché, il nostro obbiettivo principale -quello mio e della Feltrinelli- è quello dello sviluppo commerciale unito alla diffusione della cultura.

Andrea Marrazzo e Pasquale Verde

Intervista a Savio Ramires,

direttore della Libreria Feltrinelli di Caserta

Casella di testo: Pagina 4
Casella di testo: Diritto di Parola
Casella di testo: Fischi, cori e “buu” razzisti fanno parte della quotidianità sui campi di calcio.
Non è bello, ma è così. 
Su qualunque campo, qualunque sia la maglia indossata dal giocatore di turno. C’è chi ormai si è abituato o fa finta di non sentire e c’è chi si stanca e si ribella, arrivando a gesti inconsueti per una partita di pallone:
è il razzismo, il nuovo avversario del calcio.
Juventus – Inter ha rappresentato il big match di giornata tra le due regine della stagione. Ma l'avversario più grande, più difficile da battere, più arduo da debellare è stato, ancora una volta, il razzismo. A subirne le conseguenze è stato Mario Balotelli, il giovane attaccante interista, classe 1990. 
I cori di discriminazione razziale "si sono manifestati" in molteplici occasioni e gli stessi sono partiti "in vari settori dello stadio", mentre viene registrata "l'assenza di qualsiasi manifestazione dissociativa da parte di altri sostenitori ovvero di interventi dissuasivi da parte della Società": così scrive il giudice sportivo, Gianpaolo Tosel, condannando la società bianconera a disputare un turno di campionato a porte chiuse 
Il trattamento riservato al giovane attaccante interista non è certamente il primo degli episodi razzisti a cui si assiste nel calcio. 
Un calcio che va oltre l'agonismo, la passione, il colpo di scena e che supera di gran lunga ogni valore del vivere civile. 
Si parla di “calcio moderno”, dalla pay-tv agli sponsor, ma non si fa che un gran parlare. 
Si può davvero chiamare “modernità” un coro comune rivolto ad un giovane di colore nato a Palermo e cresciuto a Brescia? Oggi, sarebbe difficile trovare una risposta a dove sia finita l'essenza del calcio.
Dov'è l'uguaglianza? Dove sono i valori? Il calcio piace, è amato dalla gente perché in esso la gente dovrebbe specchiarsi, alla ricerca di un mito, di una vittoria, di un valore a cui aggrapparsi. Ma spesso ci si dimentica che in campo non ci sono solo professionisti, ma prima di tutto uomini, con la loro dignità e le loro storie. 
Si sa dov'è l'inizio, ma non la fine, tra la politica che fa il pugno duro e lo sport che ondeggia tra misure drastiche e sanzioni. 
In mezzo c'è quella che ormai è storia e l'ultima istantanea è stata scattata quel sabato sera del 18 Aprile 2009. 
Sarebbe ora di vedere le squadre in campo unite, italiani e stranieri, seppure con le curve chiuse e le partite in ritardo di quindici minuti. Sarebbe ora che dal campo si desse un messaggio forte ai tifosi, un messaggio di uguaglianza.
Sarebbe ora che si facesse davvero qualcosa per non vedere il pallone sgonfiarsi del tutto.
               Luciano Coniglio e Simone Palumbo
Casella di testo:  15 maggio 2009

UN PALLONE SGONFIATO?

E’ ormai luogo comune ritenere che il sabato sera sia l’arco temporale in cui i giovani, ha torto o ha ragione, sono sovraesposti.

Ci riferiamo al protagonismo delle varie “movidas” (nelle varie città della Campania) ma, purtroppo anche degli…..inconvenienti in cui tanti di noi possono imbattersi quando escono con gli amici o con la ragazza (di turno).

Già quando si esce di casa martella nella testa di ciascuno di noi la parola: ”Prudenza!!!”  pronunciata all’infinito da mamma o da papà, ma quando siamo in comitiva la voce degli amici e la voglia pazza di divertimento azzerano qualunque avvertimento.

Le ore dello sballo si consumano in discoteca, nei pub, in pizzeria, in feste private o nelle piazze cittadine, in stradine improvvisamente diventate “Cool” dopo l’apertura del caffè o del bar più a tendenza.

Benché sia vero che si può andare fuori di testa più in discoteca che in pizzeria, negli ultimi tempi ogni logica appare sovvertita.

Come spiegare altrimenti l’immagine desolante di tante strade urbane disseminate di bottiglie di birra rigorosamente vuote all’alba di ogni domenica?

Il problema non è il luogo, forse bisogna chiedersi perché. La regola è non pensare, escogitare qualunque sistema per prendere le distanze dalla realtà che in mille sfaccettature appare insoddisfacente.

Scuola, famiglia, amici, amori delusi, stress quotidiano: tutto si annulla nella ricerca di un ipotesi di felicità, benché passeggera.

Cocaina, fumo, crack, birra, vino, cocktail esplosivi, la ricerca di qualche…..compagnia eccitante sono gli strumenti di evasione del presente.

La velocità fa poi il resto.

Quando si è persa la dimensione del “dove sono, cosa faccio e persino del chi sono”, si prende la strada di casa e…..non è detto che accade a tutti per fortuna, ma accade.