Terremoto in Abruzzo, tragedia annunciata o catastrofe imprevedibile?
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Il grande terremoto in Abruzzo c’è stato, seppure con una settimana di ritardo rispetto a quanto previsto, ed ora è più facile per tutti credere alle sue parole. Per questo oggi Giampaolo Giuliani, ricercatore presso i laboratori nazionali del Gran Sasso, potrebbe dire di averci avvisati. Egli, infatti, domenica 29 marzo, cioè una settimana prima della terribile scossa, aveva comunicato ai vigili urbani di Sulmona , i quali avvertirono il sindaco, una semplice notizia: sta per arrivare il terremoto, e sarà disastroso. Il sindaco, Fabio Federico, non sa se far scattare il piano di evacuazione o non annunciare nessun allarme: alla fine opta per la seconda scelta. Il 6 aprile il terremoto, di magnitudo 6,3 Richter, ha colpito la zona intorno al capoluogo abruzzese poco prima delle 3.30. Il sisma, con epicentro poco distante da L’Aquila e profondo 8,8 chilometri, è avvertito in tutto il Centro Italia. Nove ore dopo, si contano cinquanta morti, ma il bilancio è destinato ad aumentare. Tantissimi gli sfollati: tra le 45 e i 50mila le persone costrette ad abbandonare la propria casa, crollata o lesionata dal terremoto della notte o dalle scosse che si succedono rapidamente. Almeno 26 i Comuni interessati. Il caos rende più problematici i soccorsi. Il capo della polizia, Antonio Manganelli, chiede di «non intasare le strade che saranno sede di carovane di soccorsi». La stessa sede della prefettura, dalla quale sarebbero dovuti partire gli interventi, è completamente distrutta, così come danneggiati sono l’edificio della provincia dell’Aquila e vari uffici della Regione Abruzzo. Gravissimi i danni in provincia, soprattutto a Paganica, ridotto ad un paese fantasma come riferiscono le cronache, dove la metà delle case è distrutta, ma anche a Sulmona, a Castel di Sangro e ad Avezzano. Tra le città più colpite, Castelnuovo, descritta come un ammasso di macerie, e Onna, rasa completamente al suolo. Lesioni vengono segnalate anche fuori regione: a Sora, in provincia di Frosinone, e nel territorio di Rieti. Tra l’altro, molte zone rimangono isolate per diverso tempo: nelle prime ore di luce vengono ripristinate le linee telefoniche fisse e mobili, elettriche e ferroviarie. In tutto gli edifici colpiti, secondo le prime stime, sarebbero circa 15mila. Dopo i primi interventi tra le vittime si registrano molti giovani, a causa del cedimento della Casa dello Studente a L’Aquila: sotto le macerie vengono estratti vivi solo sei ragazzi, dopo 15 ore dal sisma. Il terribile terremoto ha scatenato la sua ira anche sull'ospedale dell'Aquila, radendolo completamente al suolo e provocando polemiche per la mancanza di affidabilità della struttura; le persone ricoverate sono state trasferite d’urgenza negli ospedali vicini. Intanto vengono mobilitate ulteriori squadre di soccorso che giungono da ogni parte dell’Italia per dare il proprio contributo. Vengono costruite le prime tendopoli per accogliere gli sfollati in aree pubbliche, le tende montate finora sono 2000, oltre a diverse tensostrutture, per luoghi di raccolta e incontro. Saranno confezionati 18 mila pasti caldi, 4000 persone sono state sistemate in alloggi lungo la costa. Dopo le prime immagini, questa catastrofe è stata definita da molti "la peggiore tragedia dall'inizio del millennio". Nella regione i politici hanno proclamato lo stato d’emergenza e, nonostante la brutale scossa iniziale, si verificano continue scosse di assestamento. Il presidente della Provincia dell'Aquila attacca il sottosegretario alla Protezione civile: "L'allarme dei giorni scorsi è stato sottovalutato". Ma alcuni sostengono che non era possibile prevedere il terremoto. La scossa è stata avvertita con forza anche nella Capitale. Intanto, cominciano a scarseggiare i beni di prima necessità all'Aquila. La Croce Rossa Italiana ha lanciato un appello per spingere le persone a donare il più possibile. Non sono solo queste, però, le iniziative; molti enti, sia pubblici che privati, stanno stanziando dei fondi per dare un contributo economico e morale a coloro che hanno subito questa ingiustizia inaspettata. Intanto, vengono celebrati i funerali di coloro che ci hanno lasciato. Quattro file interminabili di bare con un'orchidea appoggiata sopra ognuna e il nome stampato su un foglio bianco riempiono il piazzale delle Armi della Caserma della Scuola Ispettori della Guardia di Finanza. E’ un triste giorno il 10 aprile, ma è proprio da lì che bisogna ricominciare per una nuova vita, anche se non sarà facile. L’Abruzzo è unito e con esso anche L’Italia tutta per fronteggiare questa ennesima emergenza. Nicola Cioffi e Pasquale Verde |
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IL PROBLEMA DELLA VIOLENZA |


