Casella di testo: Il libro inizia in un caposaldo sul fiume Don, alla fine del 1942. Sotto al caposaldo scorre il fiume spesso gelato e sulla riva opposta vi è un caposaldo russo. È inverno ed il freddo intenso congela gli animi. Le giornate sono monotone: si cerca petrolio per le lampade, si ricontrollano le armi soggette al gelo che le rende inutilizzabili, si fa la polenta che riscalda i corpi e ricorda le montagne italiane sulle quali sono cresciuti gli alpini che compongono la compagnia che presidia il caposaldo. Tutto ciò è a volte interrotto dal fuoco dei cecchini russi, da brevi incursioni nemiche e da combattimenti a suon di mortaio. Ognuno riceve posta e poiché è Natale anche auguri, cartoline e razioni di sigarette, e cognac. La situazione non è delle più difficili sino a quando il tenente muore e le munizioni per i mortai scarseggiano. A questo punto le infiltrazioni russe iniziano ad essere più frequenti. La pericolosità dei russi aumenta tanto che Rigoni Stern si salva per miracolo da una pallottola che gli s'incastra nella canna del moschetto. Vedendo che le cose peggiorano, giunge l'ordine della ritirata. I plotoni sono divisi in squadre che a turno dovranno lasciare il caposaldo e coprire le spalle alla squadra successiva. Tutto procede secondo i piani ed i russi, non accortisi della ritirata, non attaccano il caposaldo. Quando viene però il momento di lasciare il caposaldo per Rigoni Stern, egli si blocca, rimane stordito; in quel posto egli lascia molti suoi compagni, molti ricordi e per sfogarsi prima di andarsene scarica un paio di caricatori di un mitragliatore e lancia delle granate. Fatto ciò, con un enorme peso morale lascia il caposaldo e raggiunge i compagni. La colonna in ritirata si riversa così nelle gelide steppe russe nella speranza di non essere incalzata dai russi. Nel tragitto Rigoni Stern incontra il cugino Adriano che gli rievoca ricordi felici, di quando era ancora nel suo paese, in Veneto. Rigoni, essendo caritatevole ed altruista, spesso aiuta i compagni e, sprofondando nella neve fino alle ginocchia, soffre le pene dell'inferno, incrementate dal pesante zaino che sembra segare le ascelle già irritate dal gelo. Incontrano quindi un villaggio e nelle isbe riposano cercando di riscaldarsi e dormire un po'. La ritirata non è però priva di pericoli e ne sa qualcosa Rigoni Stern. che è mandato in retroguardia a sostituire un plotone annientato dai pesanti tank russi. La cosa grave è che il nuovo tenente che comanda il suo plotone rimane ferito e prende quindi lui il comando. La steppa è popolata da camion incendiati, carcasse di tank, cadaveri di soldati pietrificati dal freddo, suoni di spari e di bombardamenti, pallottole traccianti che fischiano sopra le loro teste. I russi sono in qualche modo tenuti indietro e Rigoni Stern si riunisce alla colonna che si era intanto rimessa in marcia. Giunti in un altro villaggio i soldati si riposano nelle isbe mentre il suo plotone è mandato a Casella di testo: coprire parte del perimetro esterno. Dopo poco, però, giunge l'ordine di lasciare la posizione e allora ognuno ritorna nell'isba calda. La sera è tranquilla finché una pallottola infrange il vetro della finestra e sfiora Rigoni Stern. Si odono alcuni spari e si pensa siano partigiani, ma ci si accorge poi che sono dei tedeschi.  Essendo i soldati finiti in una sacca, accerchiati, tentano di sfondare lungo la strada verso i Carpazi. E, assaltato un villaggio, con l'ausilio dei tank tedeschi è presto occupato. Qui ci si riposa un po'. Lasciato il villaggio, un’altra battaglia. Sgominati i russi, gli italiani raggiungono un grosso fienile che d'improvviso si apre e lascia uscire decine di prigionieri italiani liberati dalle guardie russe in fuga. In sostituzione del tenente rimasto ferito, è assegnato al plotone un nuovo tenente: scontroso e molto rigido, non sta bene a Rigoni Stern che chiede al capitano di trasferire l'ufficiale in un altro plotone; il capitano accondiscende. Le marce sono lunghe ed estenuanti e all'orizzonte, a sera, è possibile vedere distanti villaggi in fiamme, rumori di spari. Si vedono nella steppa scheletri neri e fumanti di case e granai, sempre più corpi abbandonati o congelati.  Appena passata la frontiera ucraina, ancora una violenta battaglia. È il 26 gennaio, una data che moltissimi soldati e molte famiglie non scorderanno più: a Nikolaevka diversi plotoni e intere compagnie sono andate incontro alla morte; qui, dopo un confuso assalto delle truppe di testa, aspettando il sostegno dei carri armati tedeschi e del resto della colonna, che arriva troppo tardi, più della metà dei soldati italiani sono rimasti uccisi. Il protagonista si sente come un sasso, vittima di eventi troppo grandi e dolorosi. Dopo l'ennesima marcia stremante, giunge in un villaggio ed in un'isba si mangia un pezzo di gallina in compagnia d'alcuni soldati che non conosce. Si addormenta e al suo risveglio si accorge che gli hanno rubato il caro moschetto, compagno di mille battaglie. Nella stessa isba trova un grosso e pesante fucile da caccia che accetta però le sue munizioni. Il suo piede è ferito, ha una piaga dolorosa e ciò gli rende il cammino difficile, tanto che è costretto a usare un bastone come stampella. Raggiunge in ogni caso la colonna in marcia e incontra Romeo, un vecchio compagno che conobbe nel corso rocciatori, così chiamato perché ogni sera andava a trovare una pastorella nella valle e si arrampicava alla sua finestra per cantarle una serenata. Dopo lunghe marce riesce, insieme ai suoi compagni ancora vivi, a uscire dalla sacca e raggiungere finalmente un caposaldo tedesco dove si lava, si cura e dorme per due giorni. Il peggio è passato.
Francesco Crispino
Casella di testo: RECENSIONE:   “Il bambino dal pigiama a righe” 
Casella di testo: UN LIBRO, UNA STORIA:  IL SERGENTE NELLA NEVE
Casella di testo: Pagina 4
Casella di testo: Diritto di Parola
Casella di testo: Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore irlandese Jhon Boyne, “Il bambino dal pigiama a righe” è un film drammatico che porta sullo schermo con estrema realismo la vita degli anni bui del secondo conflitto mondiale.  Esso punta l’attenzione non solo sul tragico evento della Shoah, ma anche sul vissuto di chi si trovava dalla parte sbagliata, mettendo in risalto il fatto che ogni pregiudizio può essere annullato dall’ amicizia di un giovane bambino tedesco figlio di ufficiale pluridecorato e di un ragazzino ebreo rinchiuso nel lager.
La regia è del regista e sceneggiatore inglese Mark Herman, autore di altri film di denuncia, come “Grazie, signora Thatcher”, che tendeva a far riflettere sulle gravi conseguenze della politica liberista nell’Inghilterra degli anni ’80. Il piccolo Bruno, protagonista del film e figlio dell’ufficiale, è  Asa Butterfield, già famoso per la sua apparizione sulla copertina dell’autobiografia di Patrick Skene Catling,  “Better than Working”. 
Nelle prime sequenze troviamo il protagonista nella Berlino degli anni ‘40, intento a giocare spensieratamente con amici, ignaro di quello cui andrà incontro di lì a pochi mesi. Egli incarna  l’innocenza, con quegli occhi grandi che nel film immaginano spesso di guarCasella di testo: dare mondi nuovi frutto della fervida immaginazione e della innata passione per l'avventura. Al suo rientro a casa si trova dinanzi preparativi per una festa ovvero la promozione di grado del padre. La conseguenza è l’immediato trasferimento della famiglia vicino a un lager in campagna, dove incontrerà personaggi tra cui un dottore ebreo strappato dalla sua famiglia con la forza e portato nell’inferno del lager.
Herman non tende a dare precisi ruoli ai personaggi della sua storia, più che altro tende a  miscelare il bene e del male, creando intrecci che terranno lo spettatore incollato alla sedia. Bruno farà la conoscenza di Shmuel, bambino ebreo all’interno del lager e in lui troverà la corrispondenza di un innocenza nella quale vengono inculcati odio e disprezzo, tema che tende indubbiamente a colpire il grande pubblico. Altro particolare sarà l’inadeguatezza e la debolezza degli adulti nel prendere decisioni, così da portare i piccoli protagonisti a prendere il loro destino nelle mani, annullando quindi lo stereotipo della storiella cattiva. Infatti, nel finale, si vedrà la chiusura della camera a gas e la proiezione del volto di Medusa, che lascerà allo spettatore il tempo di fantasticare sugli istanti che seguiranno.
			Fabio Pellegrino Francesca

Letture

Casella di testo:  martedì 31 marzo 2009

Lo scrittore Mario Rigoni Stern