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di Gianluca
Torrini
21 Gennaio 2005
Pensare alla
scuola e al lavoro come due universi distinti, ognuno con le sue regole e
le sue dinamiche, può compromettere la crescita individuale e sociale di
ogni alunno.
Sapere e saper fare sono due
facce della stessa medaglia, due aspetti da curare e aiutare a crescere.
L’attuale Riforma scolastica, che ha diviso il secondo ciclo della scuola
secondaria in due sistemi paralleli, quello dei licei e quello
dell’istruzione e della formazione professionale, offre la possibilità di
alternare scuola ed esperienze formative in veri e propri ambienti di
lavoro.
L’alternanza scuola-lavoro,
seguendo il testo della Riforma, permette agli studenti
di "svolgere l'intera formazione dai 15 ai 18 anni,
attraverso l'alternanza di periodi di studio e di lavoro, sotto la
responsabilità dell'istituzione scolastica o formativa, sulla base di
convenzioni con imprese o con le rispettive associazioni di rappresentanza
o con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, o con
enti pubblici e privati ivi inclusi quelli del terzo settore, disponibili
ad accogliere gli studenti per periodi di tirocinio che non costituiscono
rapporto individuale di lavoro." (Art. 4, 1)
Viene garantita quindi "la
possibilità di realizzare i corsi del secondo ciclo in alternanza
scuola-lavoro, come modalità di realizzazione del percorso formativo
progettata, attuata e valutata dall’istituzione scolastica e formativa in
collaborazione con le imprese con le rispettive associazioni di
rappresentanza e con le camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura".
Lo studente viene messo in grado
di potere realmente sviluppare le capacita relazionali e le competenze
pratiche per immettersi con un valore aggiunto nel mercato del lavoro: alla
conoscenza si affianca ora anche la capacità di fare. E' inoltre
importante sottolineare come nel processo formativo venga data dignità
primaria anche all'universo del lavoro, invitandolo a partecipare
attivamente, e non solo come "ospite", al processo di maturazione
e crescita di ogni alunno. Non più un ambiente caratterizzato dalla netta
divisione del mondo della formazione con quello della produzione, ma una
nuova collaborazione tra istituzioni che mirano allo stesso obiettivo:
avere giovani preparati e attrezzati ad affrontare una società nella quale
la conoscenza è il capitale più redditizio.
L’alternanza
scuola-lavoro non è quindi un classico apprendistato, ma un modo per
inserire l’esperienza lavorativa in un percorso formativo progettato e
deciso insieme da studenti, tutor, famiglie,
imprese. Non una semplice esperienza nel mondo del lavoro,
ma una pratica dal fondamentale valore pedagogico, programmata da tutti
quelli che sono i reali protagonisti della formazione di ogni allievo.
A conferma di questo,
l’esperienza lavorativa sarà infatti valutata dall’istituzione
scolastica in collaborazione con le imprese, gli Enti pubblici, le
Organizzazioni, per assicurare, come recita la Riforma nello stesso
articolo prima citato, "conoscenza di base, [e] l’acquisizione di
competenze spendibili nel mercato del lavoro", ma sempre e comunque
ribadendo l’aspetto pedagogico dell’esperienza, "sotto la
responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa" (art. 4, comma
b).
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