Sacralità della vita o qualità della vita?

 

 

Sospendere le cure o addirittura procurare la morte di un malato incurabile è un omicidio o un ultimo gesto di pietà? E’ questo il terribile tema su cui il recente caso di Terry Schiavo ci ha portato a riflettere.

Decidere di porre fine a quella che forse, per i malati, tra dolori indicibili e patimenti, non può essere neanche più definita vita è straziante e comporta un grave fardello di riflessioni etiche e morali estremamente importanti.

Negare arbitrariamente la vita ad un uomo equivale a privarlo dell’essenza più preziosa del proprio essere. La vita è un dono di Dio e per nessun motivo può essere rifiutato, proprio perché Egli è l’unico e il solo di dare così come di togliere.

Si potrebbe obiettare che ogni individuo è giudice e arbitro della propria esistenza ed è quindi padrone assoluto delle scelte che compie. Allora l’eutanasia sarebbe più accettabile solo nel momento in cui fosse il malato stesso a farne richiesta.

In realtà la scelta di chiamare ”morte dolce” la vera e propria uccisione di un uomo mi sembra solo un modo per ingannare e mettere a tacere il profondo turbamento che pervade le nostre coscienze. Temo che non vi possa essere una presa di posizione decisa che ci porti a decretare se l’eutanasia sia giuste o sbagliata. Ritengo che la decisione dipenda molto dalla visione personale che ognuno ha della vita e il modo con cui decide di affrontarla: ci sono persone che nelle sofferenze e nella malattia trovano la forza di andare avanti e si scoprono più forti  e ci sono anche persone incapaci di lottare strenuamente che decidono di arrendersi al male che li attanaglia.

La decisione è, quindi, affidata alle coscienze di ognuno sperando che la maturità delle persone faccia operare le scelte più sagge ma soprattutto rispettose della vita di ogni uomo.

                                                                                                                     

                          

                                                                                                                Daniela Di Palma

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